76 uomini sono partiti da Kuwait, perché erano sospettati di essere gay

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La sicurezza morale del Kuwait ha deportato 76 uomini dal paese in un giro di vite nei confronti dei ‘saloni di massaggio gay’. La deportazione di massa del mese scorso è accaduta dopo che le autorità avevano deciso di fare un giro di vite ‘morale’ nei confronti dell’omosessualità. Mohammad Al Dhufairi ha capeggiato le incursioni, che hanno chiuso 22 saloni, sospettati di essere il ‘centro’ dell’omosessualità. Lui ha confermato di essere zero-tollerante all’omosessualità, definendola immorale e di cattivo gusto, e dicendo che essa mette a rischio la salute dei cittadini del paese. L’omosessualità non è stata depenalizzata in Kuwait. Una persona condannata per l’omosessualità potrebbe affrontare fino a 10 anni di carcere se è inferiore all’età di 21 anni. Le persone superiori all’età di 21 anni vengono condannati a sei anni di carcere.

Nel 2013 in un’intervista che ora è infame, un funzionario del Ministero della salute di Kuwait ha detto che voleva inventare un ‘sistema di rilevamento omosessuale’. Il sistema avrebbe potuto mantenere gli uomini gay fuori dal Kuwait e da altri paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC). L’accademico dell’Università del Kuwait, Rashed Al-Azmi ha sostenuto la deportazione e la chiusura dei saloni di massaggio. Ha detto che i massaggi erano stati permessi come una forma di terapia, ma le persone non potevano togliere i vestiti e toccare la pelle nuda.

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